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Riflessione di gennaio
TITOLO: Terza domenica ordinaria
22/01/2012

La proclamazione della buona notizia del Regno di Dio in Galilea e l’appello alla conversione sono i due punti principali della parola di Dio di questa domenica. Poi, un modello di risposta all’appello di Gesù viene offerto dalla duplice chiamata dei suoi primi quattro discepoli. Anche il brano della prima lettura, dal libro di Giona, ci presenta un modello di predicazione efficace e di pronta conversione. Proprio, uno spunto per sviluppare questo tema della conversione è suggerito dal salmo responsoriale, che parla della via giusta da seguire grazie alla guida di Dio, di cui si celebra l’amore fedele, la misericordia e la bontà.
      

Su quest’argomento, fa leva l’invocazione del ritornello: “Fammi conoscere, Signore, le tue vie”. Invece il brano della seconda lettura segue un percorso autonomo. L’Apostolo Paolo ci invita a ridimensionare ciò che è soltanto materiale ed effimero, per dare spazio a ciò che dura in eterno; perciò, nessuna situazione, senza valore definitivo, deve diventare un ostacolo nel cammino verso Dio, l’unico Assoluto ed Eterno. Nel brano evangelico, la proclamazione inaugurale di Gesù sta sotto il segno del “vangelo di Dio”, cioè la “buona e gioiosa notizia” di cui si fa garante Dio stesso, un annuncio profetico di salvezza. Marco riassume il contenuto di quest’annuncio in questi termini: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”. In queste quattro proposizioni, due riguardano la proposta del Signore (il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino), mentre le due altre concernano la risposta degli uomini (convertitevi e credete al vangelo). “Il tempo è compiuto”. Di fatto con la venuta di Gesù si è chiusa nella storia umana l’epoca dell’attesa, e se n’è aperta una nuova, più favorevole per la nostra salvezza: l’epoca della grazia, l’epoca del Dio con noi e l’epoca del Dio come noi. E’ come un segnale di emergenza per non vivere più in modo superficiale, ma far ben attenzione per vivere con maggior responsabilità. In altre parole, si tratta di una condanna dell’uso leggero del tempo, e simultaneamente un invito ad usarlo bene. Il tempo è un dono di Dio, e quindi è tempo di Dio. Mentre abbiamo tempo, facciamo il bene, perché il tempo sfugge e non si arresta mai, e la vita è breve. Ogni occasione per il bene è una fortuna, forse unica ed irrepetibile, al nostro vantaggio. Se udiamo la voce del Signore, come dice il salmo 94, non induriamo i nostri cuori. “Il Regno di Dio è vicino”. E’ un immagine della tradizione biblica che serve a trascrivere l’intervento decisivo di Dio per liberare gli oppressi e per stabilire la giustizia e la pace. Con la sua parola efficace, Gesù rende ora presente ed attiva quest’azione sovrana di Dio. Egli proclama soprattutto la prossimità di Dio all’uomo, un avvicinarsi di Dio per salvare e divinizzare l’uomo. “Convertitevi”. Gesù ci sollecita a cambiare radicalmente rotta, a rivolgere l’attenzione verso il Regno di Dio che irrompe ora nella storia umana. Quest’appello al cambiamento radicale si fonda sull’adesione incondizionata al vangelo che Gesù proclama, e che è orientato verso il prossimo ad amare. “Credete al vangelo”. Cioè accogliete la buona notizia del regno, fatela vostra, con impegno e con la gioia che essa suscita, e vivetela con devozione. Marco presenta anche la scena della prima chiamata dei quattro primi discepoli. Si tratta di pescatori che stanno facendo il loro mestiere. Lo schema è semplice. Appello- risposta. In questa scena esemplare ci sono due comportamenti molto suggestivo: lo sguardo di Dio e la sua iniziativa divina. Il “vide” di cui parla il vangelo non è una notazione banale. Qui si tratta di uno sguardo che elegge, che sceglie, ed che è proposta di comunione. Sarà così anche per la chiamata di Levi (Mc 2,4); e nell’episodio dell’uomo ricco (Mc2,21) lo sguardo di Gesù si rivela particolarmente come un modo per dire la sua attenzione amorosa. Per quanto riguarda l’iniziativa divina, di solito sono i discepoli che scelgono il maestro; Cristo invece assume l’iniziativa. La chiamata viene da lui. Infatti la vita cristiana è una risposta al manifestarsi della grazia. Non siamo noi che partiamo alla ricerca di Dio, è Dio che si pone sempre alla ricerca dell’uomo, alla nostra ricerca, nonostante le nostre debolezze ed infermità. Inoltre, da parte dei primi discepoli, nella loro risposta all’iniziativa divina, possiamo rilevare anche per noi alcuni elementi fondamentali: la fede, il distacco, la sequela e il lasciarsi fare. Il discepolo si caratterizza normalmente per la sua fede che è un affidamento ad una Persona, Gesù Cristo, un adesione ed un abbandono fiducioso alle sue proposte. E’ un accettare, alla maniera di Abramo, di vivere un avventura di cui non si valutano con precisione le dimensioni. Si tratta di una fiducia assoluta nel Dio vivente e vero. E la risposta di fede si traduce con un distacco, da una rinuncia, da in sacrificio di qualcosa, ma per un guadagno superiore e maggiore. Infatti, il discepolo che ha trovato Cristo non abbandona quasi nulla; la così detta “perdita” viene abbondantemente assorbita dal guadagno. Dopo viene la sequela, che stabilisce una comunione di vita con Cristo. Essa si capisce anche come una imitazione. Si tratta di fare le stesse scelte di Cristo e di assumere i suoi insegnamenti. E l’ultimo tratto che caratterizza il discepolo di Cristo è il “lasciarsi fare” dal Maestro: “Vi farò pescatori di uomini”. La risposta immediata dei primi discepoli (subito lo seguirono) rimane esemplare per noi. Si tratta di un invito ad una conversione che prende tutto l’essere, e che fa di noi dei segni credibili per i tempi nuovi preparati dal Signore. E’ difficile trovare un discepolo completo, “arrivato”: il discepolo o il cristiano è, semplicemente, uno che sta diventandolo giorno dopo giorno. Si tratta di un cammino e non di una fine.

Don Joseph Ndoum


TITOLO: Solennità della Madre di Dio
01/01/2011

La liturgia di oggi, nell’ottava di Natale, orienta la riflessione su tre punti centrali: l’anno nuovo da cominciare da cristiani, la venerazione di Maria come Madre di Dio, e madre nostra, e la Giornata di preghiera per la pace, per iniziativa del papa Paolo sesto. Un nuovo anno davanti ai cristiani, ci sono 365 pagine tutte bianche, pulite, da riempire. Come andranno le cose? Nessuno sa, poiché il futuro è sempre misterioso. Ma l’essenziale sta nelle nostre aspirazioni e disposizioni interiori. Occorre, per un cristiano, soprattutto o anzitutto, mettere al centro Gesù con le sue proposte di amore, di carità, di pace, di perdono e di timore di Dio…, per la vita eterna.
      

Anno nuovo, cose nuove! (nel positivo). Contemplando la figura di Maria, dopo che nel Natale ci siamo preoccupati del suo figlio Gesù, riconosciamo in lei la madre di Dio, ma anche la madre nostra, poiché con la sua incarnazione Gesù si è fatto nostro fratello. Si tratta quindi del prolungamento del Natale. Partono da Maria “le primizie dell’amore misericordioso” di Dio, dal suo “sì” alla parola del Signore, dal suo consenso alla maternità divina. Gesù allora passa attraverso la fede di Maria, che accoglie con umiltà e obbedienza il progetto divino, cioè vi si rende totalmente disponibile come “l’ancella del Signore”, tutta dedita alla sua volontà. Un modello da imitare! La prima lettura, dal libro dei Numeri, ci presenta l’augurio che ci fa la Chiesa all’inizio di questo nuovo anno:”Ti benedica il Signore e ti protegga. Faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga il suo volto su di te e ti conceda pace”. E’ anche l’augurio che noi a nostra volta dobbiamo fare ai nostri fratelli e vicini. Nella seconda lettura, dalla lettera ai Galati, San Paolo ricorda che la salvezza è stata realizzata dal Padre attraverso l’incarnazione del Figlio, che ha assunto la natura umana nel grembo di una donna, Maria. Così Dio si è inserito nella storia non solo di un popolo, ma dell’intera umanità. Il tempo che ha preceduto la venuta di Cristo era tutto teso verso il Natale, che costituisce un punto focale, cioè la “pienezza del tempo”. Da questa immersione del Figlio di Dio nella storia dell’umanità prende avvio il processo di liberazione degli esseri umani, resi partecipi della condizione di Gesù, il Figlio di Dio. Il brano evangelico di questa solennità postnatalizia riprende quello della messa dell’aurora ascoltato nel giorno di Natale. I pastori, che vivono in un clima di religiosa esultanza, tornano dalla grotta e lodano il Signore: la loro vita certamente non sarà più quella di prima. Anche noi, dopo aver celebrato Natale e incontrato il bambino Gesù, iniziamo una vita nuova. L’evento Gesù Cristo deve essere il soggetto più ricorrente e più dolce della nostra memoria. Per quanto riguarda la Giornata della pace, anche questa aspirazione è un dono del Natale. Parlando del Messia, il profeta Isaia lo chiama “Principe della pace”. A Betlemme gli angeli, interpretando l’incarnarsi del Verbo di Dio, hanno cantato:”Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini che Dio ama”. Quindi la pace è dono di Dio e caratteristica dei cristiani. La pace non è solo assenza di guerra o di disordine, ma un atteggiamento di fondo del proprio cuore, una disposizione alla benevolenza, alla giustizia, all’impegno morale, una intesa cordiale resa possibile dal Dio della pace che istaura così il suo regno. Con il sangue che ha versato, Gesù ha riconciliato gli uomini con Dio e tra di loro. Gesù proclama beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Questa espressione, “operatori di pace”, evoca il fatto di inseguire la pace, di cercare di acquistarla a tutti i costi, per appropriarsene e farla regnare attorno. Con la Giornata della pace, siamo quindi esortati a diventare “artefici di pace"

Don Joseph Ndoum