Premessa


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ATTIVITA'
TITOLO: NUOVO LIBRO ; PADRE BERNARDO SARTORI
LUGLIO 2012

INTRODUZIONE Queste pagine ci propongono la storia di un missionario di tanti anni fa. A piedi o in bici per poter sostare e intrattenersi con la gente; con una moto a carrello che gli permetteva di portare e diffondere le immagini della Madonna; con la penna in mano per poter raggiungere con le sue missive amici e conoscenti lontani e conquistarli alla causa missionaria; in ginocchio per lunghe ore, implorando la grazia divina sulle persone che gli erano state affidate. Nato a Falzé, Treviso, nel maggio 1897, Bernardo Erminio Sartori fin da giovane si mostra tenacemente orientato verso il seminario diocesano.

Sotto la guida illuminata del vescovo Longhin, riceve i capisaldi della sua formazione spirituale. Quasi al termine del curriculum teologico, si sente interiormente chiamato alla scelta missionaria. Entra nell'Istituto dei Missionari Comboniani e dopo l'ordinazione sacerdotale, dal 1922 al 1934 si consacra con entusiasmo all'animazione missionaria, soprattutto nelle Puglie. A Troia, dov'è inviato per iniziare la presenza comboniana nel Sud Italia, incontra il grande vescovo Mons. Fortunato Maria Farina. Tempo che può ben essere definito come un'epopea di animazione di un giovane missionario di fuoco, che lascia un segno indelebile per la ricchezza spirituale da cui sprigiona: la nascita di un seminario destinato a formare missionari per il mondo. Dal 1934 al 1983, P. Sartori opera in Uganda, dove si distingue come uno dei pionieri della nascita della Chiesa nel West Nile, tra i Logbara e i Kakwa, popolazioni prevalentemente musulmane. Lodonga (1936-1953), Koboko e Arivo (1953-1959), Otumbari (1961-1966). Tre sono i vescovi con i quali ha collaborato, gioito e anche sofferto: Mons. Angelo Negri (dal 1936 al 1949). Mons. Giovanni Battista Cesana (dal 1951 al 1959) e Mons. Angelo Tarantino (dal 1959 al 1983). Anni che si traducono in un annuncio del vangelo fatto con entusiasmo e metodo e contrassegnati da una profonda vita interiore e da una straordinaria devozione al mistero di Maria, icona della Chiesa. Scriveva: “«Senza vita interiore, l’apostolato per quanto chiassoso è un tamburo, vuoto all’interno, senza sostanza, capace di far ballare la gente. Un apostolo senza vita interiore è più pericoloso di un carro armato».1 «La Vergine delude sempre le nostre speranze, fatte su misura, perché vuole aprirci alle speranze eterne. Sì, ogni tanto, ci libera anche dai mali temporali, compie dei miracoli quando la fede è forte e l’amore arde, ma non fa come le gatte che crescono i piccoli nel cotone. Ci stima abbastanza per crederci capaci di soffrire»2. Un’unica dinamica percorre questi anni: costruire una Chiesa locale viva che troverà poi nella chiesa materiale il luogo visibile della comunità cristiana, opera della collaborazione di tutti. Le nuove missioni, più tardi divenute parrocchie, che si rivitalizzano o che sorgono per l’azione di p. Sartori si esprimono come comunione di comunità. Il cemento che il missionario p. Sartori impiega è sotto gli occhi di tutti: preghiera, contatto personale capillare, penitenza, istruzione religiosa e scolastica e gioia contagiosa. Gli ultimi anni (1979-1983), funestati dalla guerra civile, lo vedono attivo e sempre in prima linea, nonostante gli evidenti acciacchi dell’età avanzata. Morirà a Ombaci il 3 aprile 1983. Padre Bernardo Sartori è vissuto per la missione, si è consumato ed è morto in missione. L'hanno trovato esanime, con la lampada accesa, davanti all’altare, il mattino di Pasqua. Così si è conclusa la sua esistenza, calamitata dall’Eucarestia, da Maria e dal Sud del mondo e che può essere decifrata come mistero pasquale in atto e anelito all’incontro finale. Ad un amico, aveva scritto, anni prima: "Felicità? E' un grande errore è pensare che ci manchi sempre qualcosa per essere felici: un po’ di soldi, una promozione, un po’ di fortuna, la guarigione da un male, la fine dell’attesa, il superamento di un brutto momento, ecc. Allora non saremo mai felici perché verrà un’altra malattia, un’altra tempesta, un’altra disgrazia, un’altra brutta giornata, un altro bisogno… La vita eterna è già cominciata, bisogna essere felici subito, o non lo saremo mai, aggiustando il passo sul Signore».3

P.Arnaldo Baritussio


TITOLO: Nuovo libretto BEATA ANUARITE
Marzo 2012

Ben volentieri do il benvenuto alla presente biografia su Anuarite, la giovane martire beatificata da Giovanni Paolo II il 15 agosto del 1985. Oltre a far conoscere Anuarite ci aiuta pure a scoprire la nuova cristianità africana che sa donare alla Chiesa e al mondo santi di grande spessore che crescono nella profonda foresta equatoriale come nei centri di antica tradizione cristiana. Perché il cammino della santità è il più semplice e umano e, quindi, anche il più divino e si esprime in una sola parola: Amore. La santità = amore cresce in ogni latitudine, in ogni cultura, quando trova un cuore che si apre al soffio dello Spirito, come il cuore di Anuarite che, al soffio dello Spirito, si era del tutto spalancato lasciandosi educare, con semplicità e confidenza assoluta, all’interno della foresta, come la piccola Teresa nel Carmelo di Lisieux. Nata in una famiglia pagana, ancora piccolissima riceve il Battesimo insieme alla mamma e alle sorelle maggiori.

Ciò che, fin da bambina, colpisce in Anuarite, è un’eccezionale capacità di amare che la porta, quasi d’istinto, a prestare attenzione e aiuto all’interno della famiglia e verso chiunque sia nel bisogno, soprattutto i più umili e i più poveri. Il proposito che espliciterà in seguito è servire e dar gioia. E ad esso sarà fedelissima anche nei momenti più faticosi e difficili. A sostenerla sarà innanzitutto l’amore per Gesù, un amore totale e sempre in crescendo. Gesù diventerà per Anuarite il centro assoluto della vita. Gesù. Lui solo. Per stare con lui per sempre si fa suora nel giovane istituto della Santa Famiglia. La scelta assoluta di Gesù le dà una libertà particolare nella relazione con ogni persona che incontra Con la stessa spontaneità si rivolge a superiori e compagne o bambine a lei affidate. Infatti, pur essendo rispettosa e docile, ha il coraggio rivoluzionario di riprendere persino le superiore, quando nota atteggiamenti non corretti: comportamento impensabile in una cultura ancestrale in cui l’autorità è sacra. Il fatto che questo lavoro del Pesenti contribuisca a divulgare la conoscenza e la devozione verso Anuarite, mi rallegra, anche perché ho la gioia di servire, come rettore, presso il santuario di Anuarite nel luogo del suo martirio. Lì ho l’occasione di ascoltare attraverso le testimonianze e le confidenze di tante persone, le grazie, spesso veri miracoli, che la piccola santa opera per coloro che la invocano. A volte sono testimone io stesso dello straordinario effetto che produce la preghiera fatta nel luogo dove Anuarite è spirata, dove molti attingono consolazione e conforto, guarigioni e benessere. Il Santuario non somiglia per nulla ai grandi santuari che noi conosciamo. Ma ci sono tre punti, sorgenti di grazie e benedizioni: un vecchio magazzino trasformato in chiesetta in cui si celebrano ferventi liturgie, le finestre sono cadenti, i pavimenti rotti e il soffitto miserabile, eppure si prega bene; il cortile dove Anuarite è caduta proclamando il suo amore a Gesù, versando il suo sangue e perdonando l’uccisore, e qui i devoti vengono a chiedere la forza di perdonare; la casa, infine, dove la martire ha vissuto le sue ultime ore, con la stanza, divenuta oratorio, dove è spirata, fonte privilegiata di grazie e miracoli. Da tempo è in programma la costruzione di un santuario nuovo e molto bello che diventi il centro di preghiera per tutta la nazione. Già pronto è il disegno per la sua costruzione, e grande la volontà di realizzarlo. Ciò che manca sono i mezzi poiché il popolo congolese vive ancora una situazione di estrema povertà. Sono convinto che la conoscenza di questa piccola martire sarà un grande dono per la Chiesa intera. Si imparerà meglio a conoscere ed apprezzare questi nostri fratelli africani, così a lungo disprezzati. Abbiamo bisogno di scoprire quali grandi ricchezze la cultura africana porterà alla cultura universale. Anuarite è la “Perla Nera” offerta dall’Africa per la Corona della Chiesa universale che realizza il sogno di San Daniele Comboni. Egli l’annunciava profeticamente già al tempo del Primo Concilio Vaticano nel 1870. p. Elio Farronato missionario comboniano




TITOLO: E' fresco di stampa il nuovo libretto sulla vita di Fratel Giosuè

I N T R O D U Z I O N E Una maledizione che diventa benedizione! È la storia raccontata in queste snelle pagine biografiche del missionario comboniano Fratel Giosuè dei Cas. In tutte le culture africane, da tempo immemorabile, la lebbra era non soltanto una malattia fisica, ma anche e soprattutto uno stigma, un segno chiaro della maledizione di Dio, degli spiriti e degli antenati. La persona affetta doveva essere ostracizzata dalla comunità, non tanto per la paura del contagio fisico, quanto piuttosto perché la convivenza avrebbe irritato Dio e gli antenati che si sarebbero vendicati estendendo la maledizione ad altri.

Anche nella Bibbia siamo sulla stessa linea; a cominciare dall’Esodo, dove il primo caso di lebbra è legato alla sorella di Mosè, Miriam, punita da Dio per aver criticato il fratello Mosè che poi la guarì con la sua preghiera di intercessione. Nel Sud Sudan degli anni 1920-1930, i lebbrosi erano migliaia e migliaia, sparpagliati su tutto il territorio, anche a Tonga fra gli Schilluck, la tribù presso la quale Giosuè investì gran parte del suo tempo passato in Africa. I lebbrosi erano isolati e ostracizzati da tutti, missionari compresi, ma non da Giosuè che fece della vicinanza ai lebbrosi la cartina al tornasole della sua presenza missionaria. Diventare come Abramo (Gn 12) fonte di benedizione per tutti, ma in particolare per coloro che l’opinione pubblica e le culture consideravano come rifiutati da Dio. Una vicinanza che gli costò notevoli critiche da vari settori, sia tra la gente locale che tra i missionari. Ma lui sentiva che lo Spirito lo spingeva in tale direzione. Poi un giorno un medico gli urlò: “Anche tu sei lebbroso... maledetto!”. A molti sembrò la fine della vita missionaria di Giosuè. Invece era l’inizio... di un periodo estremamente originale e fecondo. A Kormalàn, vicino a Wau (Sud Sudan), gli Inglesi avevano istituito un lebbrosario/lazzaretto per tutti i lebbrosi della regione. Nessuno poteva entrare e restare... a meno che non fosse lebbroso. Anche i missionari della vicina missione di Wau vi potevano apparire solo velocemente. La loro assenza confermava la credenza popolare della maledizione. Fin tanto che un missionario lebbroso non arrivò a Wau: Giosuè. Egli entrò nel lebbrosario e vi restò per sempre… Vi costruì anche una cappella con il Santissimo. Tre chiarissimi segni della presenza di Dio: il missionario, la chiesa e il Santissimo. La maledizione che comporta l’assenza di Dio era rimossa! I lebbrosi potevano considerarsi cari a Dio che rivelava la sua paternità e attenzione nei loro confronti attraverso Giosuè. La lebbra diventava così una malattia seria e pericolosa quanto si voglia, il morbo di Hansen per l’appunto, ma solo una malattia, non più una maledizione che al dolore fisico aggiungeva un intollerabile senso di colpa e di disperazione. Una malattia da cui, con il contributo della scienza, si poteva guarire. Rimosso la stigma, tutto diventava più semplice. Anche gli studenti delle scuole cattoliche di Wau cominciarono ad andare al lebbrosario per incontrarvi Giosuè diventato ormai un’icona di eroismo missionario. Il muro di separazione e paura cominciava a crollare. Il protagonista di questa grande conversione e rivoluzione religiosa, culturale e sociale, portava un nome: Giosuè dei Cas, fratello missionario comboniano

P:FRANCESCO PIERLI


TITOLO: Ringraziamenti
Gennaio 2008


-----Carissimi, Con la presente, vorrei ringraziarvi per aver accettato di sostenere il progetto di finitura della chiesa in costruzione, dove sono parroco da pochi mesi. Ringrazio gli amici di comboninsieme che portano avanti questa campagna di solidarietà e di generosità. Ringrazio in modo particolare il parroco e tutti i parrocchiani della Parrocchia Madonna Incoronata di Padova per aver accettato il gemellaggio con la mia parrocchia e per aver già iniziato la solidarietà, con 3000 (tre mila) Euro, come partecipazione in vista della finitura dei lavori di costruzione della nostra chiesa.. Il vostro prezioso contributo è fondamentale per la riuscita di questo progetto di una bella chiesa, che tutti gli abitanti della nostra zona pastorale, cattolici come gente da convertire, si innamorino e desiderino entrarvi. A tutti un caro saluto e un umile grazie; e a ciascuno l’augurio di Pace e di Bene all’inizio di questo nuovo anno.

Don Joseph


TITOLO: OLTRE 7000 EURO PER SOMIRENEC


A TUTTI GLI AMICI COMBONINSIEME Come ci eravamo prefissi lo scorso anno , abbiamo raccolto per il progetto SOMIRENEC la somma di oltre 7000 Euro . Padre Francesco Pierli ci ringrazia e ci raccomanda di continuare nel nostro Impegno ... Il 2006 è stato un anno non facile ma che ha permesso la semina di germi che porteranno frutti di bene infinito. Fra gli altri anche il nostro incontro con Comboninsieme attraverso la mediazione della grande Suor Maria Teresa Ratti. Continuamo a bussare a tutte le porte come ha fatto il Comboni ...




TITOLO: LIBRETTI DI PREGHIERA

CINQUANTAMILA Libretti di preghiera per i bambini in lingua francese formato 16x9 pagine 30, curati da Don Joseph e stampati in Italia dalla Tipografia Imprimenda. Sono stati inviati nel corso dell'anno alle missioni del CAMERUN,RD CONGO,TOGO .

CINQUANTAMILA Libretti di preghiera per i bambini in lingua francese formato 16x9 pagine 30, curati da Don Joseph e stampati in Italia dalla Tipografia Imprimenda. Sono stati inviati nel corso dell'anno alle missioni del CAMERUN,RD CONGO,TOGO .

a cura comboninsieme


TITOLO: LETTERA AGLI AMICI
APRILE 2006

Torno a parlarvi dell'autobiografia di Monsignor Mason, circa la quale ho avuto numerosi riscontri positivi. Molti infatti lo hanno ricevuto o lo hanno comunque visto. In particolare ricordo che sono state inviate circa 400 copie a parenti di missionari comboniani defunti, molti dei quali citati nel libro, e a benefattori del vescovo Eodardo Mason. Lo scopo dell'iniziativa era quello di animazione missionaria, riproponendo una figura di missionario esemplare dello spirito comboniano, e insieme atturando l'attenzione su un paese, il Sudan, così caro ai comboniani che per anche oggi vi operano tra gravissime difficoltà spesso dimenticate o ignorate.

Molti, oltre a manifestarci approvazione e plauso, hanno voluto sostenere concretamente la nostra iniziativa, inviando un loro contributo per le opere missionarie in Sudan. Noi possiamo solo dire loro il nostro grazie; la vera ricompensa verrà dal Signore, che ha detto di ritenere fatto a sè anche il dono di un semplice bicchiere d'acqua dato a chi ha sete. Come testimonianza della partecipazione alla nostra iniziativa e insieme come mezzo di collegamento e comunione nello spirito del Comboni, ho creduto opportuno inviare anche a voi,questo nostro notiziario con la richiesta di aiuto al progetto Di Padre Francesco Pierli per SOMIRENEC. Questo centro che vuole rimuovere le cause della povertà in Africa secondo il vero spirito del Vangelo. Se pensi di partecipare direttamente anche tu a questo impegno potrai inviare il tuo contributo usando l'accluso bollettino di Conto corrente Postale intestato a Missionari Comboniani-Mondo Aperto Onius .Vicolo Pozzo 1 37129 Verona n. ccp 28394377 con la seguente causale PER PADRE FRANCESCO PIERLI SOMIRENEC TERRENO. Se può interessarti, ti ricordo che donazioni di questo tipo possono essere scaricate dalle tasse. Nel ringraziarti dell'attenzione concessami e soprattutto di quanto vorrai fare per "SOSTENERE" nostra causa , ti invio i più cordiali saluti con i migliori auguri di ogni bene. Severino Mastellaro

Severino M.